cabala

Cabalà o Cabalàh o Qabalah può significare “Albero della vita”, o rivelazione, o tradizione, anche se il suo significato originale sembra essere “da bocca ad orecchio”, il che è riferito alla sua trasmissione orale ad un ristretto numero di esperti.
La Qabalah non ha un’origine precisa, risale ad alcuni millenni prima di Cristo e si è poi sviluppata nel tempo; si perpetua per tradizione orale, e solo una parte di essa è stata messa in testo scritto. Recentemente le nozioni fondamentali della Qabalah sono state rese pubbliche, mentre la parte più segreta resta tramandata oralmente.
Esiste una Qabalah pratica, quella dei riti e dei talismani, una letterale e numerica, una orale e una dogmatica, e globalmente si può dire che esista una visione del mondo cabalistica. La Qabalah è una strada di conoscenza che prescinde dalle religioni. Con questa affermazione non voglio negare lo stretto legame che esiste tra Qabalah e tradizione e religione ebraica, ma affermo che progressivamente, a partire da Gesù, la Qabalah è penetrata in molteplici colture, a livello mondiale, sino a trasformarsi in una conoscenza di carattere universale.
Altra cosa è la Torà, cioè la legge di Dio che regola l’Universo, che è stata inserita nella Bibbia, e corrisponde ai cinque libri del Pentateuco. Qabalah e Torà sono molto collegate tra loro, ma questo legame si chiarirà meglio strada facendo. Esiste una duplice via per avvicinarsi a Dio, un’interiore ed un’esteriore. La via esteriore è la comprensione della rivelazione, in altre parole capire. il Suo nome. Per arrivare alla comprensione del nome di Dio bisogna innanzi tutto conoscere il proprio Nome. La Qabalah, con una tecnica basata sui nomi propri che abbiamo ricevuto dai genitori, sul luogo di nascita, sulla data e l’ora, permette di calcolare il proprio Nome. Su questo argomento rimandiamo al libro “I 72 Nomi celesti della nostra vita”. Comprendere la Torà significa metterla in pratica. Le leggi della Torà sono confrontabili con la matematica; essa non può essere solo ricevuta, poiché chi la riceve sente il bisogno di trasmetterla agli altri, è un meccanismo interiore che obbliga a questo. La suddivisione greca tra studi scientifici e classici è incompatibile con la Qabalah e la Torà, che invece hanno fuso in sé entrambi gli aspetti; nel loro linguaggio sono, infatti, celate leggi matematiche e numeri che permettono calcoli precisi, la parola contiene in sé lo spirito di chi porta quel Nome. La Qabalah è una cosa viva e deve essere trasmessa per via orale, è una realtà vivente con cui bisogna entrare in rapporto tramite la parola. Quando essa viene trasmessa assume la sua essenza ed esplica la sua capacità di intervenire sulle persone come parola di Dio. L’alfabeto ebraico è consonantico, infatti, le vocali erano aggiunte solo oralmente, e nell’alfabeto scritto sono state aggiunte solo dopo il cristianesimo. Il primo aspetto fondamentale dell’alfabeto ebraico è il simbolo; le sue lettere sono, infatti, segni geometrici, ma non essendoci le vocali ogni parola può avere molteplici significati, quando è solo scritta.
Però l’alfabeto ebraico è anche un insieme numerico. Ad ogni lettera corrisponde un numero. Inoltre, nella scrittura a mano, la grandezza della lettera è fondamentale, poiché il significato cambia in funzione dell’altezza delle singole lettere. Alcune lettere cambiano in funzione della posizione in cui sono messe nella parola, all’inizio o alla fine, in relazione all’aspetto numerico dell’alfabeto. Solo per alcune lettere, se queste sono poste all’inizio della parola hanno un valore, se sono poste alla fine ne ha un altro (ad esempio la lettera Kaph all’inizio della parola vale 20, alla fine vale 500). La Torà può quindi essere tradotta da un insieme di parole a un insieme di numeri, in altre parole un codice che risponde a regole geometriche e matematiche molto precise, e questo permette di evidenziare anche eventuali manomissioni che ne alterino le corrispondenze.
Scoprire il nostro Nome in ebraico, cioè uno dei 72 gradini della scala di Giacobbe, ci permette di analizzare noi stessi applicando il codice cabalistico. Esistono significati nascosti nella forma delle lettere dell’alfabeto ebraico che sono percepiti guardando il manoscritto. Le forme influenzano la nostra vita. L’alfabeto ebraico è un alfabeto trinitario, in altre parole ci sono tre segni fondamentali che generano l’intero alfabeto.
Alcune parole possono essere ruotate, si può trovarne il corrispettivo con corrispondenza numerica precisa ed avere un significato cabalistico.

Mosè Che Aprì le Acque del Nilo

Nel processo di liberazione degli Ebrei è statocriptato il processo di liberazione di ciascunindividuo: tenendo presente il versetto d’Esodo 14,20 in cui si dice che l’Angelo del Signore passò dietro la colonna degli Ebrei, ed è questo il motivo percui il versetto va preso al contrario di com’è scritto, facendo da barriera tra loro e gli Egiziani, e generando la Luce, possiamo dire che, rispetto alle lettere che compongono i 72 nomi che ne sono derivati, la prima lettera è la guida, la seconda è la luce, la terza è la potenza del Signore che si esprime attraverso il braccio di Mosè facendo aprire le acque.
La massa d’acqua è l’ostacolo che gli Ebrei devono superare, è l’insieme delle loro emozioni e delle loro paure; l’azione del vento non sposta le acque che li travolgerebbero, ma le separa, è l’azione che compie la Giustizia divina che richiuderà le stesse acque sugli Egiziani. La Giustizia parte sempre da un evento di separazione.La sequenza delle tre lettere dei Nomi è quindi un percorso che passa attraverso una presa di coscienza per capire dove si trova il proprio angelo custode e che cosa gli stiamo permettendo di fare, ad esempio, se gli abbiamo permesso di passare dietro di noi per separarci dal mondo.
Il secondo passo è vedere la Luce, e questo avviene solo quando vi è la presa di coscienza d’accettazione della volontà di Dio; quando ci mettiamo al servizio del Nome di Dio che c’è associato e operiamo secondo la sua volontà, allora la nostra potenza diviene illimitata, perché è Dio che opera attraverso di noi con le nostre particolarità e nelle situazioni in cui siamo collocati.

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