Suoni Personali Cabalistici

E’ certamente un errore l’abbinamento automatico tra suoni, colori e chakra, poiché si dimentica che ognuno di noi nasce con un suono fondamentale e che questo suono varia da persona a persona. Esso si configura come l’individualità sonora di ogni essere vivente. Il tono individuale costituisce la risonanza interiore della nostra matrice spirituale. Esso serve, come le impronte digitali o il timbro vocale, ad individuare l’identità energetica che muove noi tutti. Se noi accettassimo un siffatto modo di procedere uniformato, non potremmo più criticare la standardizzazione della medicina ufficiale che applica gli stessi farmaci a qualsiasi paziente, ben sapendo che un rimedio che funziona con uno può essere mortale con l’altro. Dunque è ora di smetterla di applicare sempre gli stessi abbinamenti fra Colore, nota e chakra. Ognuno di noi ha un suono di riferimento differente, dal quale iniziare le meditazioni. Perciò l’aspetto più difficoltoso è l’individuazione della frequenza personale per ogni forma di attivazione. Ma prima ancora ci sono tre stadi preparatori, senza i quali nessun fine potrà essere raggiunto. «se riarmonizzi te stesso puoi armonizzare tutto il resto e – inoltre – abbeverarti alla “Fonte Energetica Universale” e vagare nei vari universi paralleli».

Su tale argomento si innesteranno considerazioni di ordine esoterico, tendenti a creare una disposizione d’animo propizia per realizzare una emissione che risvegli i livelli di coscienza superiori. La medicina vibrazionale ha ormai sempre più dimostrato che la disarmonia dei corpi eterici si trasferisce a livello fisico. Lo squilibrio dell’organismo o Diskrasia è, pertanto, l’ultima fase di una mancanza di scambio vitale con l’infinita energia cosmica attraverso i Chakra. I “Vortici energetici” possono essere riattivati proprio mediante una buona emissione che riarmonizzi lo scompenso, la mancanza di comunicazione e la paura indotta da una società malvagia e violenta. Nel culto sciamanico, le “Vie dei Canti” strutturano una interrelazione globale, che collega molti popoli, molte tribù e molti territori. Nella civiltà aborigena, si parla in tal senso di “Vie di Canto” che risuonano sia nella terra, sia nel cielo, ed anche nelle acque. Esse sono delle vere e proprie griglie geomagnetiche (oggi chiamate di Hartman che l’officiante percepisce con la forza interiore della sua saggezza. Al riguardo, si predisponevano addirittura delle vere e proprie migrazioni che seguivano questi tracciati. Come nel caso dei Bardi-Celti, la serie di melodie può arrivare fino a 300, e ogni canto riguarda uno specifico luogo geografico e le azioni di uno spirito antenato.

Come nella mitologia nordica o boreale, la Madre Terra è la cassa di risonanza che custodisce i “Canti di Sogno”. L’abilità di auscultarli è propria dell’officiante-musicista, che è in grado di riprodurli ed insegnarli agli altri membri della comunità.

Ma nella società contemporanea i “Canti di Sogno” stanno per essere distrutti da un progetto di Controllo Globale, mediante l’emissione di onde VLF o ULF (Very low frequencies e Frequenze ultra basse). è opportuno fare una digressione sulle ultime scoperte circa le onde emesse dal nostro cervello. Esse oscillano sensibilmente dalla fase di sonno profondo o condizione comatosa (circa 0,5-3 Hz chiamate onde delta, δ), alla trance, ipnosi e sogno (3-7 Hz, definite onde teta, θ).

Dalla nostra mente si sprigionano, d’altro canto, le onde alfa (α, 7-12 Hz) quando siamo nel dormiveglia (immediatamente dopo esserci svegliati) o in una condizione meditativa leggera, mentre s’inseriscono quelle beta (β, 13-33 Hz), allorché ci troviamo nello stato d’attenzione o siamo impegnati nella risoluzione di problemi e attività cognitive.

Infine vi sono le onde gamma (γ, 34-60 Hz). Queste sono preposte a collegare tempo e spazio a livello neuronale e ad interrelare, su più livelli di senso, la realtà in quanto interpretazione complessiva (memoria e coscienza).

Attivazioni

La tecnica utilizzata per le attivazioni è un connubio fra la tradizione filosofica orientale, le metodologie sciamaniche di guarigione, la dottrina matematico-musicale di Pitagora, la medicina vibrazionale e le tecniche di emissione occidentali. Il nostro fine non consiste nel riscoprire la tradizione tibetana o quella difonica mongola, giacché la nostra non è un’operazione etnomusicologica. Infatti, le prerogative che sottendono il nostro modo di fare attivazioni fisiologiche si basa sulle conoscenze scientifiche occidentali, il cui scopo è l’emissione naturale e senza alcuno sforzo di tutta la serie di suoni multipli di una frequenza base, ossia il suono fondamentale che di solito viene tenuto fisso. Il suono contiene in sé i rapporti armonici universali che rigenerano i corpi eterici, che, a loro volta, informano di sé il corpo fisico. La disarmonia è pertanto il prodotto di uno squilibrio che riguarda i livelli sottili. La capacità informante del suono è ormai un dato di fatto provato anche dalla fisica sperimentale e, soprattutto, dalla medicina vibrazionale. È ormai assodato che la malattia fisica è la proiezione ortogonale di uno squilibrio energetico che ha investito i livelli vibrazionali superiori. La materia che costituisce il nostro organismo è una vibrazione più lenta, poiché nel nostro universo ogni cosa canta con una determinata frequenza. L’universo è pertanto una rete infinita di vortici sonori, di cui solo una minima parte viene interpretata in immagine coerente dai nostri cinque sensi e dal sistema vibratorio cerebrale. Tutto ciò che noi percepiamo è solo un simbolo tridimensionale di una molteplicità oscillante che contiene in sé qualsiasi sinfonia possibile. Identica sfera generatrice, stessa trasmissione, ma una moltitudine infinita di risonanze, armoniche, suoni sommatori e differenziali, che cagionano l’estrema variabilità dei molti mondi. Solo la musica contiene in sé i parametri adeguati per una giusta lettura e comprensione di un Cosmo, paragonabile ad un’immensa cassa armonica, dove gli oggetti visibili e le loro microstrutture sono multipli o sottomultipli del Suono-Luce “originario”. In tale prospettiva, l’arte dei suoni può essere considerata come un sistema organizzato di vibrazioni. Il tono singolo ne costituisce l’unità di misura. Quando una nota vibra, presenta delle frequenze concomitanti che le conferiscono il colore specifico. La luce bianca contiene – al suo interno – tutti gli altri colori. Detto diversamente, i vari colori, uniti insieme, costituiscono la luce bianca. Questa è quindi la Matrix di un mondo notevolmente più complesso. I sensi umani avvertono sempre la risultante di una manifestazione più ricca e diversificata. Siamo cellule di un organismo immenso che vedono solo altri elementi singoli e non l’intera struttura. Di un oceano percepiamo la superficie, ma non gli abissi (sottoarmoniche). Di una montagna osserviamo i costoni di roccia, ma non la sua costituzione atomica (sovramoniche). In definitiva, la straordinaria varietà delle armoniche compone la nota singola. Le armoniche o suoni parziali costituiscono, pertanto, l’aspetto verticale dell’evento fonico. Le subarmoniche sono la metafora dell’immergersi dalla superficie di un oceano verso i suoi abissi. Viceversa, le sovrarmoniche rappresentano il simbolo dell’ascendere dalla base della montagna fino alle sue vette più elevate:

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